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Una nocciola…sotto la scarpa.

Una nocciola…sotto la scarpa.

(in copertina un bel raccolto di “nocciole codroipesi!”)

Come detto in altre occasioni, la visione del raccoglitore di erbe nell’immaginario collettivo prevede una persona che disponga di una buona dose di tempo libero, che abiti in un contesto di campagna piuttosto incontaminato, che non sia stressato da impegni e adempimenti del quotidiano, libero da quello che un tempo era definito il “logorio della vita moderna”. Ebbene questo stereotipo andrebbe rivisto. Un buon cercatore può rinvenire i suoi tesori anche durante una commissione, passando per un parco, un giardino pubblico o, perché no, anche parcheggiando la macchina in un parcheggio con aiuole verdi. Tenendo le antenne sempre dritte è possibile nei ritagli di tempo, fare il “raccoglitore di erbe o altro” anche fuori dagli schemi visti sopra. E’ il caso ad esempio del ritrovamento di cui vi voglio raccontare oggi. Ebbene, parliamo, come avrete già intuito, di nocciole. La nocciola è il frutto del nocciolo, un arbusto coltivato dall’uomo già nell’antichità ma ormai ben diffuso anche nelle nostre campagne e nella flora riparia dei nostri corsi d’acqua, strade, stradine e vialetti. La nocciola è un componente immancabile della frutta secca del fine pasto invernale. Dopo le mandorle sono il frutto più ricco di vitamina E e sono una fonte di fitosteroli, un gruppo di sostanze importanti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Le nocciole contengono, come quasi tutta la frutta secca, grassi monoinsaturi in grado di abbassare il livello del colesterolo e dei trigliceridi “cattivi”. nella terminologia viene ogni tanto confusa con la nocciolina, parola con cui viene erroneamente chiamata l’arachide. Pur essendo un protagonista come detto delle tavole invernali, essa è ben presente durante le camminate tra i boschi, ma non solo, di queste afose giornate di agosto.

Nei ricordi di infanzia il mio rapporto di bambino esploratore-raccoglitore con questa delizia del bosco era abbastanza frustrante. Dove abitavo infatti, gli alberelli di nocciolo erano molto diffusi: spesso usavamo i suoi rami giovani, che accespiscono tra la boscaglia, per ottenere buoni archi e ottime frecce dato il loro andamento molto rettilineo perlomeno nei primi anni della loro vita. Queste piante erano però mantenute basse dai contadini perché anch’essi le usavano come tradizione antica, prevalentemente per ottenerne bastoni per l’orto, per sostenere i pomodori, i piselli, fagioli e per altri lavoretti, staccionate ecc..Il frutto di questi arbusti non pareva essere interessante per la gente delle mie parti. Non vi era una cultura della raccolta e del trattamento della nocciola che, infatti, come coltivazione, da noi comincia solo da pochi anni a fare la sua comparsa. Essendo mantenute quindi giovani, le piante sviluppavano si i frutti, ma questi restavano di dimensioni piccole e spesso e volentieri erano vuoti all’interno. Così quando provavo a fare un raccolto e mi illudevo, rincasando contento, di avere fatto un’ottimo bottino, poi invece, al momento dello “sgusciamento” ogni volta era una delusione cocente. Inoltre il momento della raccolta, a sorpresa, non è buono tutto l’anno. Come visto per i pinoli è l’estate inoltrata, proprio questo che stiamo vivendo che consente di trovare dei frutti sani e in buone condizioni, dotati di una buona nocciola all’interno, e non, come tutti pensano, in autunno o inverno. Il fatto che la frutta secca venga consumata di regola durante i pasti invernali, per procurarci le calorie che in estate sono certamente superflue, ha portato a questa conclusione errata. Così la maggior parte dei raccoglitori si avventura nella ricerca di nocciole o pinoli o noci, quando comincia a far freddo ma spesso l’umidità ha ormai rovinato il contenuto di gran parte dei frutti. Questo capitava anche a me che puntualmente trovavo l’interno vuoto, o secco o marcio. Inoltre tutti i frutti che potevo raccogliere dove abitavo erano di piccole dimensioni per il motivo suesposto. Una raccolta quindi, quella della nocciola, che per motivi culturali e contingenti non mi ha mai appassionato.

Passando però a piedi in questi giorni per la zona dei campetti di Codroipo, un prezioso polmone verde della nostra città, sulla stradina lungo la roggia di S.Odorico ho notato sparse a terra, numerose nocciole di dimensioni anche ragguardevoli. In un primo momento non ci ho fatto troppo caso, certamente indotto a trascurarle dalle giovanili delusioni. “Saranno le solite nocciole piccole, e vuote che si trovavano una volta”, pensai. La quantità di questo prodotto disseminata sulla stradina però è talmente abbondante che non ho potuto non soffermarmi a studiare la situazione. Alcune nocciole erano state rotte dalle ruote delle biciclette, in modo morbido, non schiacciate drasticamente, e mostravano occhieggiante il gheriglio interno in buone condizioni e, con mia grande sorpresa esso non era per niente piccolo e marcio come ricordavo, ma bello grosso e ben sano. Non potevo credere ai miei occhi. Guardai da dove provenisse tutto quel ben di Dio che finalmente mi rendeva giustizia delle frustrazioni passate e riscontrai la presenza di due sole piante o tre ma di dimensioni abbastanza grandi che hanno trovato miracolosamente il modo di superare la fase giovanile, non potate da contadini per sfruttarne i rami diritti e flessibili, in cui i frutti sono piccoli e vuoti, e regalano così un raccolto abbondantissimo e di buona qualità di cui pochi si sono accorti. Ecco quindi che una passeggiata occasionale, senza essere programmata come uscita per raccogliere alcunché, ha regalato un raccolto davvero inatteso di nocciole, finalmente dopo molti anni, buone e belle piene.

Ma vediamo qualche nota tecnica di questo bell’alberello. Il nocciòlo scientificamente si chiama col nome latino di Corylus avellana, da cui il nome spagnolo del frutto “avellanas”. E’ un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Betulaceae, la foglia in effetti lo conferma, e al genere dei Corylus. Il nome del genere deriva dal greco κορις (Coris) = elmo, oppure da kurl, il nome celtico della pianta e comunque i due termini potrebbero essere connessi dati i rapporti tra greci e celti, mentre il nome specifico deriva da Avella che è un comune in provincia di Avellino, zona nota fin dall’antichità per queste coltivazioni.

E’ interessante sapere che le infiorescenze sono maschili e femminili. Le maschili sono quei filamenti gialli bellissimi, che si aprono in primavera molto presto, ad annunciare l’arrivo della bella stagione, ma si formano già in autunno, più piccoli e compressi e si notano poco fino alla schiusa perché si confondono con i rami, le femminili invece somigliano ad una gemma di piccole dimensioni e nessuno le ha quasi mai notate quando invece sono loro poi a trasformarsi in nocciole. La cosa curiosa è che ogni varietà di nocciolo è autosterile: ha bisogno cioè di essere impollinata da piante di un’altra varietà! Il frutto è avvolto da brattee da cui si libera a maturazione e cade.

Le nocciole si consumano a crudo, ma anche in cucina in panature, gratinature ed altro ma la cosa che le rende famose in tutto il mondo, come eccellenza del genio della pasticceria italiana è la caratteristica di poter essere trasformate in pasta. Il contenuto di grassi infatti è talmente elevato che è sufficiente macinare finemente le nocciole appena tostate per ottenere una pasta deliziosa e golosa, si può fare anche in casa con un robot da cucina sufficientemente potente! Questa pasta unita al cacao e pochi altri ingredienti regala quella squisitezza nota come crema di nocciole di cui la capofila incontrastata è certamente la “nutella”. Questo marchio noto e ricercato in tutto il mondo, è formato, a qualcuno forse è sfuggito il particolare, dalla radice inglese “nut” che vuol dire appunto nocciola e da un suffisso vezzeggiativo italiano: come fosse “nocciolella”. Un vero colpo di genio del marketing che forse auspicava la diffusione globale del prodotto ma che certamente è andata oltre ogni più rosea aspettativa. La nutella Ferrero infatti è amata e ricercata in tutto il mondo da bambini ma non solo. Essa è entrata nella nostra cultura, in molte storie e racconti e anche in un famoso film di Nanni Moretti come conforto contro la depressione. Come altri prodotti del genio italico vanta innumerevoli tentativi di imitazione, molti di basso livello, ove la qualità è sacrificata al prezzo, altri di alta qualità dove però il prezzo li relega a prodotti di nicchia. Così la nutella rimane ancora prodotto dominante incontrastato nel suo segmento coniugando perfettamente prezzo e qualità.

Nei paesi di lingua tedesca la nocciola è utilizzata sotto forma di farina per la preparazione della Linzer Torte, un dolce tipico simile ad una crostata.
Molto ricercato è anche l’ olio di nocciole, che viene utilizzato dall’industria cosmetica o per uso alimentare, ma è molto costoso per le piccole quantità prodotte. La nocciola è inoltre ingrediente base per la produzione del frangelico, infuso liquoroso.
Al tempo della Roma antica si usava donare piante di nocciolo per augurare felicità. Questa tradizione si è mantenuta anche in Francia, dove la pianta veniva donata agli sposi come simbolo di fecondità.

Nella cultura anglosassone nocciola si dice Hazel, hazelnut in inglese e Haselnuss in tedesco. Talvolta il termine è utilizzato come nome proprio o vezzeggiativo. Hazel è, ad esempio, il titolo di una canzone di Bob Dylan del 1974 mentre Hazel Grove (Boschetto di nocciòle) è una cittadina nelle vicinanze di Manchester, nell’Inghilterra nord-occidentale. Negli Stati Uniti Hazel è una piccola città del Kentucky.

In Italia vengono coltivate numerose varietà da frutto e ornamentali: tra queste ultime sono notevoli la varietà pendula, la varietà contorta, a portamento tortuoso, e la varietà fusco-rubra a foglie rosastre.

È una pianta che ha esigenze modeste in fatto di terreno e di clima, si adatta a svariate condizioni ambientali. In Italia, secondo produttore mondiale dopo la Turchia, il nocciolo è coltivato in modo intensivo principalmente in poche zone (in parentesi sono indicate le cultivar, cioè le varietà domesticate):

1-Piemonte, nelle Langhe (Tonda Gentile delle Langhe);
2-Lazio, in provincia di Viterbo (Tonda Gentile Romana);
3-Campania, nelle province di Caserta (Tonda di Giffoni, Camponica, Mortarella, San Giovanni), Napoli, Avellino (Mortarella, San Giovanni, Camponica), Benevento (Mortarella), e Salerno (Tonda di Giffoni);
4-Sicilia, principalmente nella provincia di Messina, ma anche sull’Etna, sulle Madonie e nei dintorni di Piazza Armerina.
Le cultivar di riferimento in Italia per uso e caratteristiche sono:

-Tonda Gentile delle Langhe, piemontese, molto richiesta dall’industria dolciaria, si ambienta con difficoltà fuori dalla sua area tipica di coltivazione e di origine. E’ la prestigiosa nocciola piemontese che ha dato origine ai famosi gianduiotti ed altre preparazioni pregiate;
-Tonda di Giffoni, originaria della provincia di Salerno, è coltivata in varie zone della Campania e del Lazio essendo una cultivar che presenta un buonissimo ambientazione anche in zone diverse dall’area tipica di coltivazione;
-Tonda Gentile Romana, della provincia di Viterbo;
-Mortarella e S. Giovanni, campane a frutto allungato;
-Camponica, campana a frutto grosso, ottima per il consumo da tavola;
Nostrale o Siciliana, è la varietà più diffusa in Sicilia ed è ottima per la tostatura perché esalta il suo aroma intenso.

Come si vede il Friuli non è interessato dalla coltivazione a scopo alimentare e ciò spiega quanto narrato sopra. Ultimamente però l’industria principale ha deciso di svincolarsi dalla dipendenza dalla Turchia, per varie ragioni anche geopolitiche. Per questo si incentivano nuovi impianti nazionali e ciò sta avvenendo anche in Friuli. Sempre maggiori sono infatti i terreni con impianti giovani di nocciole anche qui da noi: personalmente ho avvistato giovani piantagioni nella vicina area di Pantianicco, a integrare i meleti, e sulle colline sopra San Daniele, tra Muris e Cimano, ma probabilmente sono molti di più in Friuli e anche in altre zone d’Italia dove questa coltivazione non è tradizionale.

Maggiori produttori di nocciole (in tonnellate)
Turchia 450 000
Italia 75 456
Georgia 37 400
Stati Uniti 32 659
Azerbaigian 29 796
Cina 23 520
Iran 21 238
Cile 16 000
Spagna 13 542
Francia 11 053
Polonia 5 531
totale produzione mondiale 700 195

Come è evidente la Turchia detiene praticamente un monopolio delle noccioline e la produzione italiana, per quanto seconda ad essa, è meno di un sesto di quella turca. La fornitura di nocciole nazionale è quindi necessariamente dipendente dalla Turchia e questo stato di cose, per una serie di motivi, pare ormai sconveniente. Da ciò l’incremento della produzione nazionale di nocciole che si può osservare tangibilmente nelle nostre campagne, progetto promosso e sostenuto direttamente dalla Ferrero che intende aumentare il consumo di nocciole Italiane, riducendo le importazioni dalla Turchia: un piccolo vero e proprio scontro geopolitico strisciante.

per approfondimenti allego un link:

Pare quindi che qualcuno, sul piano geopolitico, si stia togliendo delle… noccioline dalla scarpa!

Ermanno Furlanis.

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2 Comments

  • Rossella , 08/12/2020 @ 06:34

    Bellissimo intervento, Ermanno!

    • Ermanno Furlanis , 08/12/2020 @ 14:46

      grazie! se sei di Codroipo affrettati a raccogliere le nocciole! 😉

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