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UN CAFFÈ! UN CAFFÈ!…IL MIO REGNO PER UN CAFFÈ!!!

UN CAFFÈ! UN CAFFÈ!…IL MIO REGNO PER UN CAFFÈ!!!

Parafrasando la celebre invocazione, “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!” che Shakespeare fa esclamare al Re Riccardo III il quale, sconfitto nella battaglia di Bosworth Field, cerca disperatamente un cavallo per sfuggire alla morte, parimenti con questo urlo liberatorio mi sento di esprimere il sentimento condiviso dell’ italiano medio che ormai, dopo mesi di clausure e privazioni, comincia a patire gravemente la sindrome da astinenza dal rito sacro e imprescindibile del caffè al bar.

Non insensibile a questi canti delle sirene evidentemente il governo Conte ha benignamente concesso dal 1° di maggio di aprire il servizio bar per asporto. Certo, non è proprio la stessa cosa: il rito del caffè, e ancora di più dell’aperitivo, va consumato in situazione confortevole e conviviale, con amici, chiacchierando del più e del meno, ma si sa che in questi tempi surreali dove i nostri ritmi consolidati hanno subito un quasi totale oscuramento, anche un piccolo raggio di sole diventa un faro luminoso. Ecco quindi che, anche a Codroipo hanno cominciato a comparire i primi bar aperti al servizio per asporto. Come detto il servizio subisce delle limitazioni non indifferenti: dobbiamo entrare uno alla volta nel bar, rigorosamente dotati di mascherina e guanti, e il caffè con eventuale brioche va ritirato nei bicchierini usa e getta e consumato ben distante dal punto vendita.

Non è la stessa cosa che preso nella bella tazzina di ceramica riscaldata sopra la macchina, un lusso che solo in Italia sappiamo davvero apprezzare, ma è pur sempre una parvenza di normalità, una “prova tecnica” in vista dell’apertura più svincolata che dovrebbe avvenire forse già per il 18 maggio. La cosa da sottolineare in questa vicenda è l’emergere della grande importanza sociale che rivestono i pubblici esercizi, bar e ristoranti nella nostra vita. Sono quelle piccole cose che noi diamo per scontate ma che ora che ci sono state tolte ci hanno lasciato un vuoto inatteso, uno smarrimento che non era prevedibile e che dobbiamo ricordare quando torneremo alla normalità. Un ruolo sociale che non viene apprezzato appieno da tutti quello dei pubblici esercizi che, con la loro assenza, hanno fatto sentire veramente pesante il deserto delle nostre città amplificandolo tra le strade vuote, e le serrande abbassate.

Vediamo quindi quali sono i bar che in questi giorni offrono il servizio per asporto:

1- Il primo che si è mosso è la Dolcevita, nel foro Boario (piazza giardini) ove, specialmente nei fine settimana si può osservare una fila veramente notevole segno che questo servizio era molto atteso e agognato e, appena si è sparsa la voce, i clienti sono accorsi a frotte;

2-il secondo bar è il mitico bar alla Stazione, dalla Pia, che è meta obbligata di molti pendolari ma anche altri cittadini mattinieri del centro;

3-da qualche giorno anche il bar da Moroso, in via Roma, offre il servizio per asporto;

4- in via Pordenone alza le serrande anche il bar alla Nazionale

5- e poco più avanti sulla stessa via il bar Alla Terrazza;

6- uscendo un po’ dal centro troviamo il bar Pit Stop, sul viale venezia,

7- e poco più avanti verso Udine dovrebbe essere attivo anche il Bar da Teto (che sicuramente fa domicilio di costa polenta e grigliate varie, nel fine settimana);

8-la Vecchia Pretura mi segnala ugualmente il servizio a domicilio con un piccolo menù nel venerdì e fine settimana;

9- sulla via circonvallazione sud ci accoglie con caffè da asporto Bar Esoterya

10- e troviamo poi verso Iutizzo il bar Diamante Rosso, vicino al distributore,

11- nel Peep è attivo il bar con servizio anche di edicola giornali,

12- infine mi segnalano anche il bar Ca’ degli Angeli a Passariano sicuramente aperto con caffè per asporto sabato e domenica mattina.

Spero di non avere dimenticato nessuno. Emerge incredibilmente l’assenza di un solo bar nella piazza, misteri del commercio.

I numeri che ho inserito individuano il bar nella cartina pubblicata.

Buon caffè quindi a tutti i “caffeinomani” come me, in attesa del ritorno della normalità nella mitica tazzina di ceramica riscaldata, avrei anche un paio di aneddoti da raccontarvi, a questo proposito, di due vicende che mi sono occorse in quel di Pechino e ad Honolulu, magari ci torniamo in una prossima occasione, al ritorno a regime ordinario!

Saluti. Ermanno Furlanis.

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