ANDAR PER ERBE: un altro caduto del Colchico!

ANDAR PER ERBE: un altro caduto del Colchico!

AGLIO URSINO E COLCHICO, CONFUSI PER LA FOGLIA NON PER IL FIORE

E’ di questi giorni purtroppo la tragica notizia della morte di Valerio Pinzana, 62enne di Travesio che ha raccolto accidentalmente le foglie del colchico, pianta mortale di cui abbiamo già parlato a proposito dei fiori, scambiandolo per aglio ursino. La notizia sta rimbalzando su ogni media finanche sui telegiornali ma è data male: essendo la parte più nota del colchico un fiore non si capisce come possa un raccoglitore esperto scambiare un fiore con una foglia, inoltre il fiore è autunnale, non certo primaverile. Va spiegata meglio!

La notizia mi ha molto colpito essendo io appassionato di quest’erba e avendo a mia volta rischiato molto quella volta che scambiai il fiore del colchico con quello dello zafferano! Notizia inoltre particolarmente grave in quanto Valerio abita in una zona pedemontana ricca di erbe spontanee e sicuramente, grazie alla sua età, era uomo di grande esperienza e perizia. Questo caso, a oggi unico nel suo genere ci deve mettere ancora una volta in guardia su questa affascinante e antica disciplina della raccolta delle erbe e dei funghi. E’ una disciplina antica, atavica, che molti di noi di una certa età hanno infissa bene nel DNA ma che spesso ci prende la mano. E’ così che tendiamo a raccogliere molto anche con superficialità. Se per i funghi questo avviene meno in quanto la paura dei funghi velenosi è antica e ancestrale almeno come la tradizione stessa di raccoglierli, per le erbe questo non vale. Si tende a pensare alle erbe come a qualcosa che può fare solo bene. Esistono purtroppo delle eccezioni anche se sono pochissime. Questo caso è di una sfortuna veramente limite, e infatti non sono in grado di trovare nessun precedente. Un caso purtroppo che poteva accadere e finora non era mai occorso. La sfortuna di Pinzana è stata quella di avere percorso una strada nuova. In altri casi, come scrissi nel pezzo: ” https://www.forteechiaroweb.it/col-colchico-si-rischia-un-forte-crock/” la confusione classica e più volte riscontrata è stata quella tra i fiori del colchico, di un bel violetto fuxia acceso, e i fiori del crocus più scuri ma molto simili nella forma, ovvero tra i rispettivi stami, usati per fare zafferano e quindi nei risotti. Fortunatamente la quantità assunta con gli stami è sempre minima e i malcapitati se la cavano al massimo con un forte mal di testa.

In questo caso invece la confusione è stata tra le foglie, consumate in quantità maggiore e quindi mortali! Aglio ursino e colchico sono tutte e due della famiglia delle liliacee, cui appartiene anche il bellissimo e profumatissimo mughetto. Anche se i fiori delle tre piante sono molto differenti, e nel caso del mughetto hanno un profumo che rincuora e commuove, le foglie, al contrario, sono estremamente somiglianti, come potete verificare voi stessi nella tabella in copertina.

Le foglie dell’aglio ursino però hanno un fantastico aroma di aglio, più delicato dei bulbi dell’aglio normale e ne fanno una vera e propria delicatezza gastronomica per veri intenditori. Con esse si prepara un pesto eccezionale, senza uso di aglio normale appunto, perfetto per le paste, ma si possono consumare anche in frittata o direttamente nelle insalate per insaporirle. Le foglie delle altre due piante non hanno al contrario nessun odore.

Come è possibile quindi che il povero Valerio, raccoglitore esperto, sia potuto incappare in una simile confusione? Possiamo fare soltanto delle ipotesi ovviamente. La più plausibile, avanzata anche dal noto esperto Ennio Furlan oggi al TG regionale, è che Il nostro collega raccoglitore abbia fatto una raccolta “in massa” ovvero, essendo le piantagioni di aglio ursino molto vaste e tappezzanti, spesso i cercatori lo raccolgono operando veri e propri “sfalci”. Evidentemente il Valerio ha falciato una porzione della tipica grande macchia di aglio ursino e poi ha raccolto le foglie, tutte assieme, aglio e colchico, che evidentemente si mimetizzava tra l’aglio!

Questa pratica io cerco di evitarla non tanto per non incappare nel tragico inedito errore di cui stiamo discettando, ma da oggi a fortiori anche per questo, quanto perché questo modo di raccogliere non rispetta l’ecologia del posto. La raccolta delle foglie di ursino mi premuro sempre di farla “a volo d’ape” ovvero prendendo qualche foglia in ogni punto delle grandi piantagioni. In questo modo, dopo il mio passaggio il prelievo è praticamente invisibile perché mi limito a diradare soltanto la macchia senza rasare a zero una parte di essa. Inoltre così facendo si selezionano le foglie più giovani e tenere e si prendono alla base, dettaglio che, come nei funghi, aiuta a distinguerle da quelle velenose. Inoltre i fiori non vengono tagliati e buttati come invece fanno quelli che operano col falcetto. Ecco quindi che il rapporto con la natura anche in questo caso si raccomanda essere rispettoso e sostenibile. Selezionare solo le foglie inoltre consente la pazienza di studiarle bene e distinguere immediatamente le altre velenose, sia al tatto che per via del caratteristico odore; a volte io mi attardo anche, vinto dalla gola, ad assaggiare parti delle foglie raccolte ricevendo ulteriori conferme sulla loro bontà.

Ovviamente stiamo solo facendo ipotesi, potrebbe anche darsi il caso che il povero Valerio abbia semplicemente raccolto anche senza sfalciare, delle foglie di colchico scambiandole, nella fretta e nell’euforia della raccolta, per aglio orsino.

Rispettate comunque bene la natura, osservatela e non stancatevi mai di studiarla ed essa vi ricompenserà e vi appagherà degnamente.

Le insidie in ogni caso sono sempre in agguato: nuovi incidenti che potrebbero averci come involontarie cavie sono sempre dietro l’angolo, o dietro …il filo d’erba. State molto accorti!

Ermanno Furlanis.

Tipica ampia macchia di Aglio ursino. Spesso viene raccolto a sfalcio, meglio invece selezionare una a una le foglie.

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